L'AQUILA - Corsi e
ricorsi storici, distruzioni e ricostruzioni; questo è lo strano destino della
città dell'Aquila accettato stoicamente dai cittadini pronti a rievocare con
una grande manifestazione, in programma domani e lunedì, il compleanno della
riedificazione angioina dell'abitato medievale dopo la distruzione nel 1259 da
parte di Manfredi, fratello di Corrado IV. A cancellare la città non fu solo la
mano dell'uomo, ma anche una serie di terremoti: nel 1349, 1462, 1703 e 2009.
Nonostante ciò
L'Aquila non fu mai abbandonata, ma sempre ricostruita, come una tela di
Penelope. Fondata nel 1254, la città fu distrutta da Manfredi, succeduto a
Corrado contro la volontà del pontefice nel possesso del Regno perché, fedele
al Papa, non gli riconosceva l'autorità sovrana. Nel 1266, per concessione di
Carlo I d'Angiò, gli abitanti diedero inizio alla ricostruzione che, secondo la
tradizione della Cronaca rimata dello storico Buccio di Ranallo, iniziò
simbolicamente l'11 aprile 1266. Sarà proprio in primo cittadino, domani in
occasione della celebrazione del “compleanno” della prima rinascita della
città, a leggere i passi più eloquenti della "Cronica" di Buccio.